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Circa 30 anni fa, durante la ristrutturazione di un edificio costruito in terra cruda (ladiri), uno dei più grandi del Mediterraneo, di proprietà della famiglia Portas di Musei (Sud Sardegna) in una piccola nicchia nel muro, il signor Giovanni Portas trovo’ un barattolo di latta con all’interno un sacchetto di juta contenente dei piccoli ceci. Anticamente questo edificio apparteneva a una famiglia di proprietari terrieri chiamata Asquer. Il nonno del signor Giovanni era l’ortolano della famiglia e, tra le altre cose, coltivava anche il cece, utilizzato come forma di pagamento per i lavori agricoli. Dopo aver fatto alcune ricerche, Giovanni arrivò alla conclusione che doveva essere stato proprio suo nonno a nascondere quel fagottino. I genitori, infatti, gli dissero : “cussa esti cosa fatta de nonnu tu, issu allogada semmisi de dogna cosa po’ no sperdi s’arrazza”. (Traduzione dal sardo: “Sicuramente e’ stato tuo nonno, metteva sempre da parte qualunque tipo di seme, per non perdere la razza, la purezza”. Da quei pochi semi ritrovati, con grande pazienza, da una stagione all’altra, il signor Giovanni riuscì a selezionare un quantitativo sempre maggiore. Cominciò quindi l’avventura di quei piccoli semi dimenticati, che germogliarono e fiorirono evitando l’estinzione cui erano destinati. Il signor Giovanni cominciò a cercare altri agricoltori interessati ad intraprendere la coltivazione del cece e ad occuparsi della sua valorizzazione. Nacque così il comitato che attualmente conta cinque componenti agricoltori e destinato a crescere e ad includerne altri. Il comitato di tutela garantisce l’autenticità del cece di Musei come un legume sano, privo di additivi chimici, coltivato manualmente e tradizionalmente, saporito, nutriente, facile da cucinare e molto digeribile.